sabrina's profile»-(¯`v´¯)-»ριαиєтα νєиєя...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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December 23 là..dove molte andate sono perse..."Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde a giuoco, e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, vani disegni che non han mai loco, i vani desidèri sono tanti, che la più parte ingombran di quel loco: ciò che in somma qua giù perdesti mai, là su salendo ritrovar potrai. sol la pazzia non v'è poca né assai; che sta qua giù, né se ne parte mai. **
io dico il senno: e n'era quivi un monte,
solo assai più che l'altre cose conte." *
e il mio di senno?...e i miei desideri? sono perduti anche quelli?
"ma molto più maravigliar lo fenno
molti ch'egli credea che dramma manco non dovessero averne, e quivi dénno chiara notizia che ne tenean poco; che molta quantità n'era in quel loco. * Altri in amar lo perde, altri in onori, altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze; altri ne le speranze de' signori, altri dietro alle magiche sciocchezze; altri in gemme, altri in opre di pittori, et altri in altro che più d'altro aprezze. Di sofisti e d'astrologhi raccolto, e di poeti ancor ve n'era molto." (l'orlando furioso) December 08 ..♣♣
Una linea gialla fendeva prepotente un angolo di stoffa sdrucita, un pò consunta che sapeva ancora di attrazione fine a se stessa. Quel lungo pelo di cheratina biondo grano, di quel biondo nato dai geni, che non conosce apatia, che parla col fascino, che non soccombe al ceruleo degli occhi e lotta contro l'ambra stampata sull'epidermide. Il color mattone delle labbra che si divertiva a tingere di vermiglio sapeva fingere baciare, non sapeva stare muto nemmeno quando non vi erano parole da sprecare.
Accavallate erano le frasi che le percorrevano la mente, sobrie lucide impastate di insonnia, sveglie come lei per rapire il silenzio del buio.
Con i suoi abbagli, seducente un pò amante, quella notte che non voleva morire in quattro pareti che non conoscevano sentimenti, ascoltava il soliloquio della bellezza corrotta dalle voglie; guardava negli occhi l'inquietudine della donna bambina chiedendole di viverla ancora. Un bicchiere di rosso alcolico che profumava di insalubre, una mezza chiacchiera detta perchè si deve non perchè si vuole, una carezza maliziosa, l'impegno nel voler allentare a tutti i costi, quella vita che portava al guinzaglio.
Rammaricata, affranta, su quel materasso che ignorava il romanticismo e andava di fretta, comandata dall'afa che le ustionava le narici, si eresse in piedi. Le balenava nell'intimo quell'accenno di ribellione sconsiderevole. Con addosso una camiciola si seta che giocava sulle trasparenza lasciandole scoperto il graffio sul cuore, se ne andò con le chiavi di un'auto che non le apparteneva.
La notte, fatta di brame, affollati istanti rapidi e tinte forti. la seguiva in sordina prendendola per mano, assecondando la sua folle giovinezza sgualcita, quella che amava col corpo, quella che non aveva mai saputo amare.
Continuava a pedinare la sua devozione per l'insolito sulle note del rumore di quei cento all'ora.
Nascosta dietro ad un volante, intenta nel correggere con una fuga il suo presente, se ne stava l'avvenenza dallo sguardo fiero e irrazionale. La strada le sorrideva, le scorreva nella vene mescolata al senso di potere che l'aveva drogata, che la vedeva complice di se stessa soltanto. Frenò, alzò polvere e fumo. Aprendo lo sportello dell'auto si affrettò a rincorrere quello specchio d'acqua che intravedeva. Si spogliò di tutto e della ragione, avvicinandosi a quel bagnato sciolto e pacato.
Si immerse sino alla gola lasciandosi cullare dalla sinuosità delle onde che le parevano olio sul corpo. Non chiudeva gli occhi, aveva paura di annegare in quel nero liscio: credeva di pesare troppo a causa delle emozioni che la abbracciavano. Sola, come non lo era mai stata, abbandonata in quel lenzuolo senza contorni, in quel tepore che innamorava la pelle e sitruiva i sensi, allungò un braccio al cielo.
Puntò il dito contro ad una stella, cercando di strapparla a quel primo mattino che nasceva precoce.
Ne voleva una che le raccontasse una favola, ne voleva una per ripulirsi dai suoi minuti non riscattati, ne voleva una perchè il suo nome era Luna.
Risalì più malata di prima di desideri. Martellante era il pensiero di quella vettura che guardava da lontano, rubata a qualcuno che non avrebbe mai conosciuto realmente ma solo ricordato come amore marcio usa e getta. Quella notte non era fatta per dormire ma per attingere alla libertà che aveva sempre voluto, da sguardi indiscreti. Senza strategie sniffò ancora un pò quell'aria sana che non avrebbe avuto mai più lo stesso sapore.
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sogno di una notte di mezz'estate..♣ |
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